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Dati preliminari sullo status dell’Albanella minore Circus pygargus nel Lazio F. Cauli, A. Aradis, F. Caldera, E. Calevi, A. Castaldi, E. Castelli, M. Ceci, G. Guerrieri, E. Ialongo, F. Montalto, U. De Giacomo, L. De Luca, R. Lippolis, A. Manenti, M. Pacioni, M. Prestinenzi, R. Ragno, E. Savo, A. Schiavano, L. Sestieri, G. Valenti, V. Ventura, F. Zintu. (G.S.C.A. = Gruppo Studio e Conservazione dell’Albanella minore) INTRODUZIONE
L’albanella minore è una specie monotipica a distribuzione paleartica (euroturanica). La popolazione europea stimata è di 30.000-46.000 coppie, di cui 20.000-30.000 in Russia (Brichetti & Fracasso, 2003). In Italia è migratrice regolare, nidificante estiva con una popolazione di 260-380 coppie (Brichetti & Fracasso, 2003). Questa specie è sottoposta a diverse categorie e gradi di tutela nazionale ed internazionale: Species of European Conservation Concern: SPEC 4; Direttiva Uccelli 79/409 CEE, Allegato I; Convenzione di Berna, Allegato II; Convenzione di Bonn, Allegato II; CITES, Allegato I; Legge 157/92: specie particolarmente protetta; IUCN: vulnerabile (Bulgarini et al., 1998). Nel Lazio gli studi sulla popolazione nidificante risalgono alla fine degli anni ’80 (Boano et al., 1995), con una stima di circa 30 coppie nidificanti. Riteniamo però tale stima errata per difetto, ipotesi che sembrerebbe trovare conferma nel dato di 27 nidi certi trovati nel 1989 nell’ambito della campagna di protezione della specie portata avanti dalla Delegazione Lazio del WWF (Bulgarini & Visentin, 1991). Tenendo presente l’ampiezza del territorio da investigare e l’esiguità del numero dei volontari che operavano in quegli anni, è facile immaginare che il numero dei nidi allora trovati non potesse rappresentare la totalità delle coppie nidificanti, e dunque non è un azzardo pensare che alla fine degli anni ’80 ci fossero almeno 50 coppie nidificanti nel Lazio. Partendo da tale ipotesi più che realistica, i risultati del nostro studio forniscono un quadro preoccupante della situazione di questa specie nel Lazio. Proprio in virtù della sensazione di un trend negativo nel Lazio, analogo a quello che si riscontra in quasi tutta Europa (Leroux, 2004), si è deciso di riprendere gli interventi di tutela di questa specie, gradualmente diminuiti e poi del tutto cessati all’inizio degli anni ’90. Con tale finalità ALTURA (Associazione per la tutela degli uccelli rapaci e dei loro ambienti) e LIPU hanno ricostituito una squadra di ornitologi-volontari per controllare e proteggere le nidificazioni della specie nel Lazio: il “Gruppo Studio e Conservazione dell’Albanella minore”, G.S.C.A.. METODI E AREA DI STUDIO L’area di studio, situata al margine meridionale dell’areale della specie, si estende dal confine nord-occidentale della provincia di Roma fino al confine tra Lazio e Toscana, includendo quasi interamente il territorio della provincia di Viterbo. Si tratta per lo più di aree a diverso grado di antropizzazione, caratterizzate da un mosaico di ambienti coltivati, in prevalenza a grano duro, e lembi di vegetazione naturale. Tali ambienti sono in continuità ecologica con le zone esterne all’area di studio (ad esempio la Maremma grossetana) dove la specie è pure presente. Pertanto per motivi logistici e di risorse il presente studio si è focalizzato su una porzione di una popolazione sicuramente più ampia. I dati si riferiscono ad osservazioni compiute negli anni 2003-2007, ma lo studio è ancora in atto. Per verificare la presenza ed accertare lo stato di conservazione della specie in esame, sono stati effettuati sopralluoghi sul campo a partire dalla metà di aprile fino alla metà di luglio, seguendo la fenologia riproduttiva della specie. Le zone da investigare sono state suddivise per gruppi di osservatori, che hanno effettuato periodiche ricognizioni delle aree loro assegnate, compilando apposite schede di campo. I siti d’indagine sono stati scelti in base a: 1) dati di letteratura; 2) nostre conoscenze pregresse; 3) nuovi avvistamenti; 4) particolare idoneità ambientale; 5) nuove segnalazioni. Al fine di poter escludere qualsiasi interferenza negativa della nostra attività di campo con il successo riproduttivo della specie, si è deciso di non andare mai sul nido fino al momento della mietitura. Pertanto alcuni dati sulla fenologia riproduttiva (data deposizione, numero di uova deposte, data della schiusa, mortalità durante l’allevamento etc.) sono quasi del tutto mancanti. Ma questo è un prezzo che volentieri abbiamo deciso di pagare per essere certi di portare avanti uno studio che fosse al 100% non invasivo, ritenendo che i sopralluoghi al nido possano contribuire a volte in maniera rilevante al fallimento di una nidificazione. RISULTATI E DISCUSSIONE
La popolazione laziale dell’albanella minore (fig.1) appare oggi del tutto circoscritta nel territorio della Provincia di Viterbo, anche se non si può escludere qualche nidificazione isolata nelle aree della provincia di Roma con essa confinanti. La popolazione è strutturata in colonie di piccole dimensioni (2-3 coppie) e qualche probabile nidificazione isolata. Fig. 1 – Distribuzione attuale dell’albanella minore nel Lazio (punti blu) e colonie note all’inizio degli anni ’90 ed ora assenti (punti rossi) Tutti i nidi erano in coltivi tranne uno. La tabella 1 riporta le diverse colture prescelte per nidificare. coltura nidi percentuale grano duro 26 61 % fieno 12 28 % orzo 3 7 % favino 1 2 % incolto 1 2 % Tabella 1. Coltura scelta per nidificare (N=43, anni 2003-2007).
Tali dati, ovviamente, non possono essere interpretati come segno di una scelta a favore del grano duro, vista la netta preponderanza di tale coltura rispetto alle altre. La tab. 2 riassume i dati sulla popolazione e sul successo riproduttivo. Anno Coppie osservate Nidi individuati Giovani involati (senza intervento) Giovani involati (con intervento) Giovani involati/nido 2003 4 4 0 3 0.75 2004 9 7 0 5 0.71 2005 16 10 0 0 0 2006 16 13 1 0 0.08 2007 11 8 0 7 0.87 Tabella 2. Successo riproduttivo e intervento (anni 2003-2007). NB: Il netto incremento del numero delle coppie osservate dal 2003 al 2005 va ascritto all’aumento del numero di volontari impegnati nel progetto.
Dalla tabella 2 si può desumere il numero delle coppie da noi osservate nei diversi anni ed il successo riproduttivo (giovani involati/coppia). Risulta purtroppo ben evidente che senza interventi di protezione un solo giovane si sarebbe involato in 5 anni. Grazie invece al nostro intervento, invece, il numero dei giovani involati nel quinquennio 2003-2007 è potuto salire a 16, con un successo riproduttivo complessivo (su un totale di 42 nidificazioni osservate) di 0.38 giovani involati/nido. CAUSE DEL FALLIMENTO DELLE NIDIFICAZIONI Per quanto riguarda le cause del fallimento delle nidificazioni abbiamo potuto appurare una predazione diretta da parte delle cornacchie grigie (1 caso) nei confronti di uova e mietiture che hanno distrutto nidificazioni in atto (2 casi). In tutti gli altri casi si possono fare solo delle ipotesi, ma la frequente assenza di uova o di pulcini morti nei nidi senza alcuna traccia dell’arrivo di volpi o da altri predatori terrestri fa ritenere probabile che la predazione da parte dei corvidi possa essere superiore a quanto osservato. Va sottolineato che la predazione da parte dei corvidi può essere l’atto finale di una situazione già di per sé limitata da altri fattori, come mancanza di cibo, scarsa copertura dal sole, disidratazione, abbandono del sito da parte di una femmina che viene poco alimentata, etc… Fattore casi accertati percentuale Predatori terrestri 5 16 % Mietitura 2 7 % Saccheggio antropico 2 7 % Corvidi 1 3 % Altro (non stabilito) 20 67 % Tabella 3. Cause fallimento nidificazioni (N = 30, anni 2003-2007). INTERVENTI DI PROTEZIONE Gli interventi di protezione effettuati per salvare i nidi sono stati spesso condizionati dalle risorse economiche disponibili. Quando la situazione lo ha permesso si è preferito acquistare il raccolto dell’intero campo per arrecare il disturbo minore possibile alla coppia nidificante. Nel caso delle colture a fieno ciò però comportava un investimento economico importante da effettuare in fase di cova, con il rischio di veder fallire precocemente la nidificazione ad esborso ormai avvenuto. Più semplice è stato invece affrontare il salvataggio delle coppie che nidificavano su grano duro, poiché l’acquisto del raccolto poteva essere effettuato quasi sempre a schiusa avvenuta e dunque con una maggiore sicurezza. In un caso si è fatto ricorso all’uso di una recinzione elettrificata con batteria a pannelli fotovoltaici. Si trattava di un campo di fieno che ospitava un nido sfuggito alla nostra ricerca e lasciato indenne dall’operaio sfalciatore, ma oramai circondato da pochi ciuffi d’erba. Nel nido c’erano 4 uova. Dopo la messa in opera della recinzione, a distanza di circa…. giorni, la schiusa è avvenuta regolarmente, con la nascita di … pulcini, ma le nostre speranze sono state frustrate da un quasi certo furto ad opera di persone che sapevano del nido oppure sono state incuriosite dall’evidente presenza della recinzione. In un altro caso ancora (vedi fotografia..) un pullo rimasto miracolosamente vivo al passaggio della trebbiatrice è stato lasciato sul campo in un ricovero di paglia, ma dopo essere stato nutrito regolarmente dai genitori per due giorni, è scomparso. CONCLUSIONI La situazione dell’albanella minore nel Lazio appare preoccupante. Nel corso degli ultimi 15 anni la popolazione nidificante sembra essersi dimezzata ed il successo riproduttivo delle coppie residue ha valori bassissimi, nonostante gli interventi di salvaguardia dei nidi. Le ultime colonie si trovano per lo più in aree non protette, soggette spesso a pratiche agricole dannose e non controllabili, come l’uso massiccio di pesticidi. La predazione dei nidi e il saccheggio antropico potrebbero essere in aumento a causa della sempre maggiore frammentazione degli appezzamenti agricoli, che determina una maggiore vulnerabilità dei siti di indicazione. La predazione delle uova da parte dei corvidi, la cui rilevanza resta ancora da chiarire, potrebbe rappresentare un’ulteriore minaccia nei confronti di questa specie il cui futuro appare assai precario. Tenendo conto della vastità del territorio da esplorare e della possibile esistenza di piccoli nuclei od anche di coppie isolate, si può ipotizzare che la dimensione di popolazione studiata possa essere leggermente superiore a quella osservata, vale a dire intorno alle 20-25 coppie nidificanti. Noi riteniamo che una specie ridotta a questi numeri e dalle abitudini riproduttive così delicate vada protetta con interventi radicali, senza compromessi, cercando di impedire lo sfalcio o la trebbiatura di aree attorno al nido le più vaste possibili (almeno 2 ettari/coppia). E’ infatti di primaria importanza che i predatori terrestri, già ampiamente facilitati dalla presenza di strade e viottoli, passino alla maggiore distanza possibile dal nido. Laddove possibile, è auspicabile che l’intero appezzamento rimanga immune dal taglio, poiché appezzamenti tagliati solo in parte incuriosiscono le persone del posto e permettono purtroppo l’individuazione dei nidi di albanella ai malintenzionati. Perché l’opera di protezione possa continuare, gli Enti preposti come Regione, Provincia o Comuni, se vogliono conservare un luminoso tassello del loro patrimonio naturale, devono continuare a farsi carico delle spese di acquisto dei raccolti di quelle 10-15 coppie rimaste che riescono a portare avanti la loro nidificazione. In caso contrario, la magnifica albanella minore sarà destinata a scomparire velocemente dalle campagne laziali. RINGRAZIAMENTI Un sentito ringraziamento va all’Assessorato all’Ambiente e alla Cooperazione tra i popoli della Regione Lazio e alla Provincia di Viterbo (Assessorato Agricoltura, Caccia e Pesca) per il contributo economico fornito, senza il quale non si poteva e non si potrà sperare di salvare l’albanella minore. Riassunto Vengono presentati i dati di 5 anni (2003-2007) di osservazioni e interventi di conservazione sulla popolazione laziale di albanella minore Circus pygargus. Il lavoro, tutt’ora in corso, è stato realizzato dal G.S.C.A. (Gruppo Studio e Conservazione dell’Albanella minore), un gruppo nato dalla collaborazione di ALTURA (Associazione per la tutela degli uccelli rapaci e dei loro ambienti) e LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) e coordinato da Federico Cauli. La popolazione laziale viene stimata in 20-25 coppie nidificanti e in notevole decremento rispetto alla fine degli anni ’80. Vengono analizzati i risultati di 43 nidificazioni (quasi tutte in coltura) e i sistemi di conservazione messi in atto per salvare le nidiate, regolarmente minacciate dagli interventi di raccolta meccanizzata. Nonostante gli interventi di salvaguardia messi in pratica nel corso di questi 5 anni, il numero delle nidiate salvate è stato relativamente basso e dunque il successo riproduttivo (giovani involati/coppia) è risultato quasi ogni anno inferiore ad 1. Vengono analizzate tutte le possibili cause del declino di questa specie e i metodi di conservazione da proporre per l’immediato futuro. Bibliografia Arcà G., 1991 - La conservazione dell’Albanella minore Circus pygargus nelle aree agricole della Maremma tosco-laziale - In: S.R.O.P.U., Atti V Convegno Italiano di Ornitologia. Suppl. Ric. Biol. Selvaggina, 27: 287-291. Boano A., Brunelli M., Bulgarini F., Montemaggiori A., Sarrocco S., Visentin M., 1995 - Atlante degli Uccelli nidificanti nel Lazio - SROPU. Alula. Volume speciale (1-2): 1-224. Boitani L., Corsi F., Falcucci A., Maiorano L., Marzetti I., Masi M., Montemaggiori A., Ottaviani D., Reggiani G., Rondinini C., 2002 - Rete Ecologica Nazionale. Un approccio alla conservazione dei vertebrati italiani - Università di Roma "La Sapienza", Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo; Ministero dell’Ambiente, Direzione per la Conservazione della Natura; Istituto di Ecologia Applicata. http://www.gisbau.uniroma1.it/REN. Brichetti P., Fracasso G, 2003 - Ornitologia italiana. Vol. I. Gavidae, Falconidae - Alberto Perdisa Editore, Bologna. Bulgarini F., Visentin M., 1991 – Iniziative del WWF Lazio in favore dell’avifauna in S.R.O.P.U. (red.) – Atti V Convegno Italiano di Ornitologia. Suppl. Ric. Biol. Selvaggina, 17: 337-341. Bulgarini F., Calvario E., Fraticelli F., Petretti F., Sarrocco S., 1998 - Libro rosso degli animali d’Italia. Vertebrati - WWF Italia, Roma. Leroux A., 2004 - Le busard cendré - Eveil Nature. Belin, Paris. |